L’efficacia situazionale

Come verificare l’efficacia netta (un tema piuttosto usuale per un valutatore) in un contesto di grande complessità e incertezza? Per esempio: in un servizio a bassa soglia, dove gli utenti vanno e vengono, dove i livelli di “successo” possono andare dalla semplice riduzione del rischio all’emancipazione eclatante, dove non esistono dati di monitoraggio? Ma anche nei contesti in cui ciò che viene erogata è una relazione (d’aiuto, educativa…). Ma anche in contesti multi-attore dove sono presenti istanze, valori e visioni differenti…?

Propongo una riflessione concettuale su ciò che chiamerei efficacia situazionale. La trovate QUI (L’efficacia situazionale) come parte teorica e preliminare di un approccio che sto trasformando in metodi e tecniche in alcuni casi professionali che sto seguendo.

Se avrete voglia di commentare ve ne sarò grato. Potete farlo sul blog (questo in cui leggete il testo) o con email privata (la trovate facilmente qui: https://bezzicante.wordpress.com/chi-sono/il-cv/). Preferisco non su Facebook perché potrei disperdere i vostri interventi che, invece, ritengo preziosi.

Scientismo, scienze autodichiarantesi “esatte”, presunzione di verità. Quale destino per le scienze sociali?

schermata-2017-03-03-alle-12-57-11Appena uscito: Alberto Marradi, Oltre il complesso d’inferiorità. Un’epistemologia per le scienze sociali, Franco Angeli. Presumendo che non ci sia bisogno di presentare l’enorme valore di Marradi, metodologo ed epistemologo, punto di riferimento per generazioni di ricercatori, vi segnalo il grande valore di questo testo a molte voci che intende indagare quanto sia presente, e influente, il sillogismo scientismo, positivista, realista. Molto, purtroppo. In testo è di grande interesse per chi si sente a volte preda di un (errato) complesso di inferiorità e desidera approfondire questi importantissimi elementi epistemologici (per capire che di “inferiore” non c’è proprio niente).
In questo volume c’è anche un mio saggio, specificamente rivolto alla ricerca valutativa: Claudio Bezzi, Residui sparsi di scientismo nella ricerca valutativa. Vedrò più avanti di farne un piccolo sunto ma intanto vi mostro la figura che rappresenta la situazione, a mio modo di vedere, e che ho discusso nel testo. Buona lettura!  Continua a leggere

Un lavoro impegnativo per Save the Children

save-the-children-logoDa Ottobre ho iniziato a lavorare per Save the Children. L’incarico prevede la costruzione di un modello valutativo per i progetti nazionali Save, con attenzione alle indicazioni già previste a livello internazionale per questa organizzazione.

Il lavoro si svolgerà – con trasferimento di competenze a personale Save – su tre distinti livelli, tutti operativi: l’affiancamento a una progettazione in corso, la valutazione di un progetto attivo e la valutazione finale di un progetto chiuso. Questa attività finirà nei primi mesi del 2018 con la restituzione, oltre che delle valutazioni realizzate come casi di studio, di una “guida” generale alla valutazione in Save.

Questa attività si affianca a quella già segnalata per la Regione Calabria, che sta proseguendo. Sui risultati metodologici vi terrò informati.

Il metodo valutativo al servizio della programmazione regionale

schermata-2016-10-14-alle-14-57-23Come avevo annunciato un po’ di tempo fa ho iniziato a lavorare per la Regione Calabria, Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria. Anche se il mio compito principale è occuparmi di valutazione della comunicazione istituzionale e della partecipazione, è inevitabile in questi casi diventare un po’ flessibili, specie se si possiedono competenze di metodo utili trasversalmente. Continua a leggere

La valutazione della comunicazione pubblica (finalmente!)

E’ con piacere che annuncio che ho un incarico alla Regione Calabria (via Formez) per occuparmi di valutazione della comunicazione pubblica e istituzionale relativa alla programmazione regionale 2014-2020. L’argomento ha per me un significato particolare perché me ne occupai per la prima volta nel 1995 (qui il testo prodotto), primo in Italia – assieme ai colleghi che collaborarono – e senza particolari dubbi fra i primi al mondo. Poi tornai sull’argomento – ma solo sotto un profilo teorico – nel 2001 con un seminario a più voci i cui materiali confluirono in un vecchissimo numero della Rassegna Italiana di Valutazione (trovate QUI). Come ebbi modo di scrivere allora la valutazione della comunicazione è una sfida estrema, sia sotto il profilo concettuale che metodologico, e potermene finalmente occupare è decisamente stimolante. Mi occuperò anche di partenariato, flussi comunicativi e altri temi collegati. Il lavoro è all’inizio e durerà un paio d’anni. Vi terrò informati.

Perché la valutazione è migliore se è “partecipata”

Un po’ è una moda. Un po’ è circondata da equivoci e da una certa demagogia. La valutazione partecipata invece è un’approccio molto importante e produttivo, ma solo se è giustificata da necessità metodologiche. La partecipazione è una questione di metodo, con dei pro e dei contro che il valutatore (e il ricercatore in genere) deve conoscere bene.

Ne tratto nella mia prima nota come “manutentore” della Centrale Valutativa a questo indirizzo:

http://centralevalutativa.it/blog/item/8-perche-la-valutazione-e-migliore-se-e-partecipata.html

Quegli indici farlocchi utili solo per confondere l’opinione pubblica

È uscito l’ennesimo indice internazionale in cui l’Italia naviga in posizioni bassissime. Questa volta si tratta del World Press Freedom Index che è stato ripreso anche dalla stampa italiana. Come spesso, questo rapporto è basato su indicatori discutibili, operati con un metodo di cui è lecito dubitare, producendo un indice finale di scarsissima validità. Ne discuto brevemente qui: Continua a leggere

Alle frontiere della valutazione: le cure palliative

Schermata 2016-03-31 alle 10.33.42.pngUn tema drammatico e un contesto problematico: la sofferenza, la morte, le cure palliative. La Commissione Assistenti sociali del SICP (Società Italiana di Cure Palliative) ha elaborato una ricca e articolata riflessione sulla valutazione delle cure palliative e mi ha chiesto di scrivere una postfazione che trovate QUI alle pagg. 26-27.